Libano

scritto da lubeck92
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La poesia riflette sul Libano contemporaneo, tra dolore e resistenza. Non è cronaca, ma visione simbolica della fragilità dei villaggi e della dignità di chi, nonostante tutto, continua a vivere e a sperare.
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Testo: Libano
di lubeck92

Libano

O Libano dei cedri antichi e solenni,

terra che il mare accarezza e ferisce,

oggi il tuo nome è una preghiera spezzata

tra polvere e vento che non conosce riposo.

Nel sud lontano, tra colline e ulivi,

i villaggi non dormono più: si interrompono.

Le case basse, consumate come pelle stanca,

restano aperte nel giorno come ferite.

Non canta più il lavoro nei campi,

ma un tuono senza cielo, senza tregua,

e la terra—madre stanca e incredula—

trattiene nel grembo memorie frantumate.

Le mappe restano immobili, indifferenti:

è il corpo del mondo a tremare,

quando la terra smette di essere rifugio

e diventa domanda senza risposta.

Beirut ascolta da lontano,

come si ascolta una voce dentro il petto:

senza poter cambiare frequenza,

senza uscire dal suono.

Nel sud, i nomi dei luoghi diventano cenere fonetica:

si pronunciano ancora,

ma non corrispondono più a nulla.

Eppure—tra le interruzioni del presente—

qualcuno raccoglie una pentola,

qualcuno chiama per nome un animale,

qualcuno insiste a dire “domani”

come forma estrema di resistenza.

O Libano,

non sei soltanto ciò che si spezza sotto gli occhi del mondo:

sei ciò che rimane in piedi dentro la frattura.

Come cedro piegato ma non vinto dal vento,

come luce che persiste sull’orlo della notte,

tu continui a camminare—

anche quando il cammino

è soltanto memoria.

Johann Lubeck 

Libano testo di lubeck92
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